Senza Cina non si va da nessuna parte. Massimo D’Alema torna in libreria con un saggio di geopolitica: Grande è la confusione sotto il cielo (Donzelli, 160 pp. 7,99 euro). Nostalgia da Farnesina per il leader maximo, l’unico esponente dell’ex Partito Comunista Italiano ad essere diventato presidente del Consiglio (1998-2000),
nonché titolare degli Esteri nel secondo governo Prodi (2006-08). E la citazione, non a caso, per un lavoro in cui si esplora il declino dell’Occidente, lo stallo europeo, il contestato trumpismo statunitense, la revanche russa e infine l’ascesa della Cina, è una frase di Mao Tse-Tung. D’Alema molto più ad Est, molto più pechinese della Via della Seta di Di Maio, insomma. Grande è la confusione sotto il cielo fu la massima confuciana mutuata da Mao, con ulteriore spiegazione: “La situazione, quindi, è eccellente”.
Solco interpretativo del caos internazionale post guerra fredda che D’Alema pone in tutta la sua interezza dimostrando che l’ancora di salvezza dell’attuale situazione tra Paesi leader nell’economia è la buona vecchia Repubblica Popolare Cinese. Virus comunicato in tempo o meno, D’Alema, in un’introduzione lunga e articolata aggiornata alle ultime vicende pandemiche, in cui esercita l’antica virtù dell’analisi organica da vecchio Pci (per leggere il particolare c’è bisogno della spiegazione del tutto) esalta il dialogo necessario e convinto con il governo di Xi Jiping: “In questo libro si sostiene che la Cina non è in grado di rappresentare da sola il nuovo centro dell’ordine mondiale; ma anche che senza il dialogo con la Cina, un nuovo ordine, inevitabilmente multilaterale e policentrico, non potrà nascere”. Frasetta apparentemente retorica, interscambiabile con altre pedine nazionali (senza dialogo con Usa e Russia, ad esempio, nonostante tutto a 30 anni dalla Caduta del Muro, non vai da nessuna parte), che però assume un senso in chiave prospettica a diacronica: solo quindici anni fa all’epoca dei governi di centrosinistra tutta questa sinofilia era ancora legna da ardere nel caminetto di un domani incerto.
D’Alema per arrivare ad illustrare le virtù cinesi parte da un assunto di base importante più vicino a noi: l’ordine mondiale liberale è in crisi, ma non per eventi esterni, bensì per cedimenti interni. Si tratta dello sfracello sempre più conclamato del sistema ideologico “neoliberista” che D’Alema espone al pubblico ludibrio dialogando ipoteticamente più con Stefano Fassina o Carlo Formenti che con il ministro del Pd Roberto Gualtieri. Il vecchio ordine muore, spiega l’ex segretario del Pds ed uno nuovo non riesce a nascere, ecco allora il gramsciano “interregno”.
Facciamo un passo indietro perché almeno nella parte introduttiva sembrano baluginare lampi d’intesa sovranista, subito però sopiti e non trasformati in antieuropeismo. “L’egemonia neoliberista ha reso la società più liquida, ma anche più fragile e precaria”, ha “imposto il primato dell’economia e della finanza sulla politica” che tradotto in soldini europei significa come l’economia di mercato e “l’austerità” imposta per vie comunitarie istituzionali “ha indebolito il welfare” e il senso di comunità, che invece la Cina ancora possiede. Attenzione, se da una parte D’Alema affonda il coltello perfino contro l’ordoliberismo tedesco (l’agire del cancelliere Merkel viene ribattezzato merchiavellismo, in onore del celebre pensatore fiorentino e di una cinica ragion di stato), non siamo comunque dalle parti delle rivoluzione comunista novecentesca: “Non esiste capitalismo praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici”. Ma proprio quando sembra che la critica dalemiana diventi uno Sturm und Drang contro l’eterodirezione teutonica di quelle istituzione europee che non funzionano (“la Banca Centrale Europea non ha come suoi obiettivi crescita ed occupazione”), ecco che la critica antisistema torna nell’alveo dell’esistente: “Continuo a pensare che la ragione di fondo della impasse europea non stia nel conflitto tra vincoli comunitari e sovranità nazionali. Ciò che va cambiato radicalmente è l’impostazione politica e vorrei dire culturale delle scelte dell’Unione, espressione di un pensiero unico liberista che è stato imposto come una sorta di verità tecnico-scientifica alla quale non ci sono alternative”. Insomma, è ora di tornare a politiche economiche keynesiane.
Ma non c’è il tempo di approfondire il come e il quando, di questo anelito socialista disperso tra le nebbie di quello che D’Alema definisce, a pagina 58, un “riformismo” che è in realtà una “controriforma”: “Questa nuova cultura si è imposta anche nel linguaggio, nel senso che la progressiva riduzione delle protezioni sociali prodotte dalle riforme del dopoguerra è stata chiamata ‘riformismo‘; nel senso che il pensiero neoliberista si è impadronito anche di parole e concetti che appartenevano alla tradizione socialdemocratica. La controriforma si è definita ‘riformismo’ e ha contribuito a generare un’enorme insicurezza sociale. è il malessere che percorre le nostre società a indebolire il ruolo del mondo occidentale”.
Eccoci tornati da capo: Occidente indebolito, la Cina è più vicina. Nessuna magia, ma molta analisi da realpolitik come si insegna nelle facoltà di scienze politiche. Campo aperto in cui D’Alema ancora eccelle con brillantezza e sagacia, condita spesso da aneddoti personali relativi ad incontri con grandi capi di Stato e intrecciando fili della storia mondiale, alla maniera dei grandi statisti. L’ex presidente del consiglio spiega che lo scenario mondiale che abbiamo di fronte è quello di un mondo plurale, dove non c’è più il dominio di una singola nazione su un’area di influenza, o uno scontro tra due superpotenze e relative divisioni del mondo pre 1989. Tanti i player nello scacchiere internazionale, ognuno con le sue peculiarità e le sue debolezze. Gli Stati Uniti di Trump (a cui viene dedicata l’aspra apertura del primo capitolo con l’uccisione di Soleimani) e la vecchia Russia putiniana, ma anche la Turchia di Erdogan e l’attuale Iran nuclearizzato. Infine, ovviamente la Cina.
Così se da un lato Putin non è descritto come un folle despota – il suo nazionalismo, spiega D’Alema, è “autentico e intenso”, citando il bacio delle sacre reliquie di San Nicola a Bari, in privato davanti a lui -, ecco il giovane Massimo, segretario Fgci a fine anni Settanta in gita a Pechino, prima ancora delle famose incursioni socialiste craxiane che fecero scandalo dopo il monologo di Beppe Grillo. L’adorazione dalemiana dell’ “armonia” confuciana non sembra suonare così autentica come il bacio putiniano del santo, ma tant’è, la seconda parte del capitolo cinque di questo agile volume è un bignami degli ultimi cinquant’anni di storia cinese, tra esplosione degli investimenti in Africa e competizione tecnologica con gli Stati Uniti, con un’esaltazione delle “modernizzazione” della Cina che stride con la critica nelle pagine precedenti ai “nazionalismi” europei e trumpiani: “Deng Xiaoping rimise in movimento quel grande paese nel segno di un processo, che si fece via via impetuoso, di trasformazione moderna e di sviluppo. Questo grande obiettivo si realizzò sulla base di un modello nuovo che combinava il dinamismo dell’economia di mercato con il primato della politica e dello Stato e con il governo autoritario ad opera del partito unico. Questo modello si è affermato non senza conflitti”. Gli scontri di piazza Tienanmen, ad esempio, o tutte le soppressioni di libertà individuali o legate alle tradizioni civili e religiose, che D’Alema cita ma che sembrano incidenti di percorso un po’ d’impiccio nello slancio modernizzatore messo in luce dal regime a partito unico cinese.
Questa la sostanza di Grande è la confusione sotto il cielo, saggio che ha però il suo apice nel capitoletto che D’Alema dedica al Mediterraneo a al Medio Oriente. Poche paginette che funzionano da abc sui conflitti in Siria e in Libia meglio di una qualunque schermata di wikipedia, e riaprono la squarcio storico infinito del conflitto arabo-israeliano e la mancata concessione della creazione di uno Stato palestinese. Ferita umanitaria e politica perennemente aperta che secondo l’autore rimane tutt’ora cruciale per i destini di pace nel mondo. Il segreto di una giusta mediazione e di un successo sfiorato, ricorda D’Alema, che ha il suo apice nel febbraio 1997 a Roma, durante l’Internazionale Socialista, presieduta proprio dall’allora segretario del Pds e alla quale parteciparono Arafat e Shimon Peres. Passaggio struggente, che rievoca la grande famiglia socialista internazionale novecentesca, trasversale oltre ogni nazionalismo, ma oramai cancellata dal neoliberismo imperante: “Quando arrivò Arafat fu data la parola a Shimon Peres affinché fosse lui ad accoglierlo. fu un discorso molto bello nel quale a un certo punto Peres disse: ‘Nei negoziati con i palestinesi abbiamo avuto sempre un problema. Non sapevamo come chiamare Yasser Arafat. I palestinesi pretendevano che noi lo chiamassimo rais, presidente, ma noi non lo volevamo riconoscere come tale. Adesso il problema è risolto: d’ora in poi ti chiamerò compagno”.
Politica
Cina tappa obbligata per ripensare il mondo in crisi: D’Alema e il dialogo necessario con Pechino per il nuovo ordine multilaterale
Arriva in libreria da Donzelli il saggio dell'ex premier "Grande è la confusione sotto il cielo" in cui si analizza la difficoltà in particolare dell'Europa ("Va cambiata radicalmente l'impostazione politica e vorrei dire culturale") e indica una possibile rotta per ritrovare un equilibirio tra gli Usa trumpista, la Russia putiniana, l'Ue alle prese con i sovranismi e il fondamentale coinvolgimento dell'Oriente
Senza Cina non si va da nessuna parte. Massimo D’Alema torna in libreria con un saggio di geopolitica: Grande è la confusione sotto il cielo (Donzelli, 160 pp. 7,99 euro). Nostalgia da Farnesina per il leader maximo, l’unico esponente dell’ex Partito Comunista Italiano ad essere diventato presidente del Consiglio (1998-2000),
nonché titolare degli Esteri nel secondo governo Prodi (2006-08). E la citazione, non a caso, per un lavoro in cui si esplora il declino dell’Occidente, lo stallo europeo, il contestato trumpismo statunitense, la revanche russa e infine l’ascesa della Cina, è una frase di Mao Tse-Tung. D’Alema molto più ad Est, molto più pechinese della Via della Seta di Di Maio, insomma. Grande è la confusione sotto il cielo fu la massima confuciana mutuata da Mao, con ulteriore spiegazione: “La situazione, quindi, è eccellente”.
Solco interpretativo del caos internazionale post guerra fredda che D’Alema pone in tutta la sua interezza dimostrando che l’ancora di salvezza dell’attuale situazione tra Paesi leader nell’economia è la buona vecchia Repubblica Popolare Cinese. Virus comunicato in tempo o meno, D’Alema, in un’introduzione lunga e articolata aggiornata alle ultime vicende pandemiche, in cui esercita l’antica virtù dell’analisi organica da vecchio Pci (per leggere il particolare c’è bisogno della spiegazione del tutto) esalta il dialogo necessario e convinto con il governo di Xi Jiping: “In questo libro si sostiene che la Cina non è in grado di rappresentare da sola il nuovo centro dell’ordine mondiale; ma anche che senza il dialogo con la Cina, un nuovo ordine, inevitabilmente multilaterale e policentrico, non potrà nascere”. Frasetta apparentemente retorica, interscambiabile con altre pedine nazionali (senza dialogo con Usa e Russia, ad esempio, nonostante tutto a 30 anni dalla Caduta del Muro, non vai da nessuna parte), che però assume un senso in chiave prospettica a diacronica: solo quindici anni fa all’epoca dei governi di centrosinistra tutta questa sinofilia era ancora legna da ardere nel caminetto di un domani incerto.
D’Alema per arrivare ad illustrare le virtù cinesi parte da un assunto di base importante più vicino a noi: l’ordine mondiale liberale è in crisi, ma non per eventi esterni, bensì per cedimenti interni. Si tratta dello sfracello sempre più conclamato del sistema ideologico “neoliberista” che D’Alema espone al pubblico ludibrio dialogando ipoteticamente più con Stefano Fassina o Carlo Formenti che con il ministro del Pd Roberto Gualtieri. Il vecchio ordine muore, spiega l’ex segretario del Pds ed uno nuovo non riesce a nascere, ecco allora il gramsciano “interregno”.
Facciamo un passo indietro perché almeno nella parte introduttiva sembrano baluginare lampi d’intesa sovranista, subito però sopiti e non trasformati in antieuropeismo. “L’egemonia neoliberista ha reso la società più liquida, ma anche più fragile e precaria”, ha “imposto il primato dell’economia e della finanza sulla politica” che tradotto in soldini europei significa come l’economia di mercato e “l’austerità” imposta per vie comunitarie istituzionali “ha indebolito il welfare” e il senso di comunità, che invece la Cina ancora possiede. Attenzione, se da una parte D’Alema affonda il coltello perfino contro l’ordoliberismo tedesco (l’agire del cancelliere Merkel viene ribattezzato merchiavellismo, in onore del celebre pensatore fiorentino e di una cinica ragion di stato), non siamo comunque dalle parti delle rivoluzione comunista novecentesca: “Non esiste capitalismo praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici”. Ma proprio quando sembra che la critica dalemiana diventi uno Sturm und Drang contro l’eterodirezione teutonica di quelle istituzione europee che non funzionano (“la Banca Centrale Europea non ha come suoi obiettivi crescita ed occupazione”), ecco che la critica antisistema torna nell’alveo dell’esistente: “Continuo a pensare che la ragione di fondo della impasse europea non stia nel conflitto tra vincoli comunitari e sovranità nazionali. Ciò che va cambiato radicalmente è l’impostazione politica e vorrei dire culturale delle scelte dell’Unione, espressione di un pensiero unico liberista che è stato imposto come una sorta di verità tecnico-scientifica alla quale non ci sono alternative”. Insomma, è ora di tornare a politiche economiche keynesiane.
Ma non c’è il tempo di approfondire il come e il quando, di questo anelito socialista disperso tra le nebbie di quello che D’Alema definisce, a pagina 58, un “riformismo” che è in realtà una “controriforma”: “Questa nuova cultura si è imposta anche nel linguaggio, nel senso che la progressiva riduzione delle protezioni sociali prodotte dalle riforme del dopoguerra è stata chiamata ‘riformismo‘; nel senso che il pensiero neoliberista si è impadronito anche di parole e concetti che appartenevano alla tradizione socialdemocratica. La controriforma si è definita ‘riformismo’ e ha contribuito a generare un’enorme insicurezza sociale. è il malessere che percorre le nostre società a indebolire il ruolo del mondo occidentale”.
Eccoci tornati da capo: Occidente indebolito, la Cina è più vicina. Nessuna magia, ma molta analisi da realpolitik come si insegna nelle facoltà di scienze politiche. Campo aperto in cui D’Alema ancora eccelle con brillantezza e sagacia, condita spesso da aneddoti personali relativi ad incontri con grandi capi di Stato e intrecciando fili della storia mondiale, alla maniera dei grandi statisti. L’ex presidente del consiglio spiega che lo scenario mondiale che abbiamo di fronte è quello di un mondo plurale, dove non c’è più il dominio di una singola nazione su un’area di influenza, o uno scontro tra due superpotenze e relative divisioni del mondo pre 1989. Tanti i player nello scacchiere internazionale, ognuno con le sue peculiarità e le sue debolezze. Gli Stati Uniti di Trump (a cui viene dedicata l’aspra apertura del primo capitolo con l’uccisione di Soleimani) e la vecchia Russia putiniana, ma anche la Turchia di Erdogan e l’attuale Iran nuclearizzato. Infine, ovviamente la Cina.
Così se da un lato Putin non è descritto come un folle despota – il suo nazionalismo, spiega D’Alema, è “autentico e intenso”, citando il bacio delle sacre reliquie di San Nicola a Bari, in privato davanti a lui -, ecco il giovane Massimo, segretario Fgci a fine anni Settanta in gita a Pechino, prima ancora delle famose incursioni socialiste craxiane che fecero scandalo dopo il monologo di Beppe Grillo. L’adorazione dalemiana dell’ “armonia” confuciana non sembra suonare così autentica come il bacio putiniano del santo, ma tant’è, la seconda parte del capitolo cinque di questo agile volume è un bignami degli ultimi cinquant’anni di storia cinese, tra esplosione degli investimenti in Africa e competizione tecnologica con gli Stati Uniti, con un’esaltazione delle “modernizzazione” della Cina che stride con la critica nelle pagine precedenti ai “nazionalismi” europei e trumpiani: “Deng Xiaoping rimise in movimento quel grande paese nel segno di un processo, che si fece via via impetuoso, di trasformazione moderna e di sviluppo. Questo grande obiettivo si realizzò sulla base di un modello nuovo che combinava il dinamismo dell’economia di mercato con il primato della politica e dello Stato e con il governo autoritario ad opera del partito unico. Questo modello si è affermato non senza conflitti”. Gli scontri di piazza Tienanmen, ad esempio, o tutte le soppressioni di libertà individuali o legate alle tradizioni civili e religiose, che D’Alema cita ma che sembrano incidenti di percorso un po’ d’impiccio nello slancio modernizzatore messo in luce dal regime a partito unico cinese.
Questa la sostanza di Grande è la confusione sotto il cielo, saggio che ha però il suo apice nel capitoletto che D’Alema dedica al Mediterraneo a al Medio Oriente. Poche paginette che funzionano da abc sui conflitti in Siria e in Libia meglio di una qualunque schermata di wikipedia, e riaprono la squarcio storico infinito del conflitto arabo-israeliano e la mancata concessione della creazione di uno Stato palestinese. Ferita umanitaria e politica perennemente aperta che secondo l’autore rimane tutt’ora cruciale per i destini di pace nel mondo. Il segreto di una giusta mediazione e di un successo sfiorato, ricorda D’Alema, che ha il suo apice nel febbraio 1997 a Roma, durante l’Internazionale Socialista, presieduta proprio dall’allora segretario del Pds e alla quale parteciparono Arafat e Shimon Peres. Passaggio struggente, che rievoca la grande famiglia socialista internazionale novecentesca, trasversale oltre ogni nazionalismo, ma oramai cancellata dal neoliberismo imperante: “Quando arrivò Arafat fu data la parola a Shimon Peres affinché fosse lui ad accoglierlo. fu un discorso molto bello nel quale a un certo punto Peres disse: ‘Nei negoziati con i palestinesi abbiamo avuto sempre un problema. Non sapevamo come chiamare Yasser Arafat. I palestinesi pretendevano che noi lo chiamassimo rais, presidente, ma noi non lo volevamo riconoscere come tale. Adesso il problema è risolto: d’ora in poi ti chiamerò compagno”.
C'era una volta la Sinistra
di Antonio Padellaro e Silvia Truzzi 12€ AcquistaArticolo Precedente
Coronavirus, Buffagni: “Passaporto sanitario? Qualche presidente di regione dovrebbe usare meno la bocca e più il cervello”
Articolo Successivo
Bertolaso in Sicilia in barca, interrogazione di Fava: “L’obbligo di quarantena non vale più?”
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Mondo
Trump: “Buone chance di finire guerra”. Putin: “Rapporti con gli Usa migliorano. Se Kiev nel Kursk si arrende, risparmieremo la loro vita”
Lavoro & Precari
La soluzione del ministro Urso per la crisi dell’auto: “Incentivi a chi si riconverte al comparto della difesa”. Fiom: “Assurdo”. M5s e Avs: “Piano folle e scellerato”
Politica
Delmastro boccia la riforma Nordio: “I pm divoreranno i giudici”. Poi tenta il dietrofront, ma spunta l’audio. E il ministro lo difende
(Adnkronos) - La richiesta riguarda tutti le tracce trovate nella villetta di via Pascoli dove avviene il delitto, a partire dalle fascette dei rilievi dattiloscopici e le impronte digitali trovate nell'appartamento e sul dispenser portasapone dove - sancisce la Cassazione - si lava l'assassino. L'intenzione degli inquirenti è anche quella di lavorare sui quattro capelli scuri trovati nel lavandino del bagno al piano terra, così come sull'impronta trovata sulla porta d'ingresso dell'abitazione. Per i carabinieri di Milano sul dispenser (oltre alle due impronte di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l'omicidio) "vi sono numerose impronte papillari sovrapposte che sarebbero state cancellate se il dispenser fosse stato lavato dal sangue" e nel lavandino la presenza di 4 capelli neri lunghi "attestano ovviamente che il lavandino non è mai stato lavato dalla presenza di sangue. Diversamente, i capelli presenti nel lavabo sarebbero stati portati via dall'acqua".
Una tesi smentita dalla stessa Procura di Pavia nella prima archiviazione, di otto anni fa, contro l'indagato Sempio. Un'ipotesi "priva di fondamento logico dal momento che è processualmente accertato che l'assassino aveva le mani imbrattate di sangue e che si è recato in bagno per lavarsi". Il sangue, liquido e solubile in acqua, "viene lavato molto più facilmente dei capelli che, stante la loro forma e lunghezza rimangono molto più facilmente sul fondo della vasca anche dopo il lavaggio del sangue" e si tratta dei capelli di Chiara "recisi a causa dei colpi inferti e rimasti sulle mani insanguinate dell'assassino; la loro presenza attesta semmai che lo stesso si è effettivamente lavato le mani". È peraltro "verosimile che l'assassino non si sia soffermato per verificare l'effetto del risciacquo, ma si sia allontanato rapidamente dalla scena".
I carabinieri sono intenzionati anche ad approfondire un'impronta digitale trovata sulla maniglia della porta di ingresso (ritenuta allora non utile dal Ris di Parma) su cui "non appare sia stata eseguita alcuna indagine biologica mirata ad accertare se quel contatto possa essere stato lasciato da una mano sporca di sangue (della vittima o di altri) o se fosse altra sostanza". Una tesi "oltre che logicamente fallace, non è di alcuna utilità investigativa" essendo stata osservata tre giorni dopo il delitto e trovandosi accanto alla serratura. Una porta toccata da Stasi e da soccorritori e investigatori. "Le tracce papillari, al pari del Dna, non sono databili. È impossibile sapere se quella traccia sia stata deposta il giorno del delitto o nei giorni precedenti (o addirittura in quelli successivi), basti pensare che in sede di rilievo sono state trovate anche le impronte papillari" di alcuni carabinieri coinvolti nelle indagini e di un falegname intervenuto tempo prima nella villetta per effettuare alcuni lavori. Per queste ragioni, concludeva l'archiviazione, "è evidente la totale irrilevanza investigativa della traccia segnalata".
Roma, 14 mar. (Adnkronos) - ''Per la sua posizione geografica strategica al centro del Mediterraneo, l’Italia rappresenta un ponte energetico tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente''. Terna, presentando il piano di sviluppo 2025, conferma gli interventi di interconnessione con l’estero, al fine di ''garantire sicurezza, sostenibilità ed efficienza, tramite la possibilità di mutuo soccorso tra sistemi interconnessi. In aggiunta, queste infrastrutture costituiscono un fondamentale strumento di flessibilità per condividere risorse di generazione e capacità di accumulo, a fronte della variabilità della produzione rinnovabile''.
Tra i principali progetti pianificati Terna segnala 'Sa.Co.I.3', il progetto di ammodernamento e potenziamento dell’attuale interconnessione tra Sardegna, Corsica e Toscana, il progetto di interconnessione tra Italia e Tunisia 'Elmed', il raddoppio interconnessione Italia-Grecia, che ''consentirà la gestione in sicurezza dell’intera Zona Sud e favorirà approvvigionamenti efficienti di energia, grazie alla possibilità di abilitare nuove risorse attraverso il coupling del mercato elettrico e di mantenere lo scambio di energia tra i due Paesi anche in presenza di manutenzioni''.
Inoltre, nel piano di sviluppo 2025 sono presenti ulteriori progetti di interconnessione, noti come 'Merchant lines', a cura di altri promotori e/o non titolari di concessioni di trasporto. Il numero di tali iniziative ha subito un’accelerazione negli ultimi anni. Risultano in fase di avvio consultazione 11 richieste per oltre 12 Gw di capacità. Terna segnala che la gestione delle richieste di connessione alla rete in alta tensione, principalmente concentrate al sud e nelle isole, permette di ''avere una visione sistemica delle future evoluzioni degli impianti rinnovabili e dei sistemi di accumulo, così da realizzare uno sviluppo sinergico delle infrastrutture e garantire la massima efficienza nella realizzazione delle opere di rete''.
Secondo i dati di Terna, al 31 dicembre 2024, risultano 348 Gw di richieste di connessione per impianti rinnovabili (di cui 152 Gw di solare, 110 Gw di eolico on-shore e 86 Gw di eolico off-shore) e 277 Gw per sistemi di accumulo. Questi numeri, che ''superano ampiamente il fabbisogno nazionale individuato dal documento di descrizione degli scenari 2024 Terna-Snam e dai target nazionali, confermano che il Paese rappresenta una significativa opzione di investimento, anche grazie a meccanismi legislativi di sostegno alla realizzazione di impianti a fonti rinnovabili e ad una regolamentazione che ne incentiva lo sviluppo'', secondo la società.
In aggiunta, nell’ultimo biennio si è registrata una crescita delle richieste anche per gli utenti di consumo, che prelevano direttamente energia dalla rete di trasmissione nazionale e includono, ad esempio, impianti ad alto consumo energetico. Le richieste di connessione per questi utenti possono riguardare sia l’adeguamento di impianti già operativi sia la connessione di nuovi impianti alla rete. Tale tendenza è attribuibile per larga parte ai centri di elaborazione (data center): al 31 dicembre 2024 le richieste erano pari a circa 30 Gw, dato annuale 24 volte superiore rispetto a quello del 2021. Tali richieste sono principalmente localizzate nel Nord Italia, soprattutto in Lombardia.
Terna annuncia che ''con lo scopo di favorire una sempre più ampia abilitazione delle rinnovabili e per garantire un’elevata qualità del servizio, in sinergia con i concessionari del servizio di distribuzione, è stato individuato un set di Cabine primarie da potenziare o da connettere alla Rete di trasmissione nazionale''. Il trend di tali richieste di connessione si è ulteriormente ampliato per effetto dei fondi messi a disposizione nell’ambito del Pnrr. Terna ha definito un approccio di gestione delle richieste di connessione basato sulla definizione di 76 'microzone' che ''consentono di modellare in modo efficace un perimetro all’interno del quale studiare soluzioni di connessione e quantificare la capacità rinnovabile addizionale che può essere integrata nella rete''.
Roma, 14 mar. (Adnkronos) - Dallo sviluppo di infrastrutture abilitanti e innovative alla garanzia di stabilità e sicurezza della rete elettrica, passando per la risoluzione delle congestioni locali. Sono gli obiettivi del piano di sviluppo 2025 presentato da Terna. ''Considerato il complesso e sfidante contesto elettrico'' Terna comunica di aver ''svolto una importante attività di definizione delle priorità di sviluppo. Sono stati privilegiati gli interventi che offrono il massimo valore per il sistema, individuando soluzioni 'capital light' al fine di ridurre i costi e massimizzare l'efficacia degli investimenti necessari alla transizione energetica''.
Gli interventi previsti dal piano, che consentiranno di operare con una visione di lungo termine in considerazione delle esigenze della rete, rispondono alla necessità di ''sviluppare infrastrutture abilitanti e innovative, funzionali al raggiungimento della capacità obiettivo efficiente, per aumentare i limiti di transito tra le sezioni di mercato e massimizzare lo scambio di energia''. Il programma prevede anche di ''risolvere le congestioni locali, garantendo l’esercizio in sicurezza all’interno delle zone di mercato, tramite la pianificazione di interventi intrazonali''.
Terna punta inoltre a ''rispondere in modo efficiente a tutte le richieste di connessione alla rete attraverso la definizione di un nuovo modello, la Programmazione territoriale efficiente''. Infine sarà garantita ''la stabilità e la sicurezza della rete elettrica e l’integrazione dei mercati tramite le interconnessioni con l’estero, che consentono una gestione flessibile e bilanciata delle risorse energetiche, favorendo gli scambi tra le reti nazionali''.
Nell’orizzonte temporale del piano di sviluppo 2025, la maggioranza degli interventi previsti in esercizio entro il 2030 ha ottenuto l’autorizzazione o è già in fase di autorizzazione. Tra questi figurano le principali opere infrastrutturali dell’azienda, come Tyrrhenian Link, il collegamento hvdc sottomarino a 500 kV che unirà la Sicilia alla Campania e alla Sardegna. ''L’opera consentirà una maggiore integrazione tra le diverse zone di mercato e un più efficace utilizzo dei flussi di energia proveniente da fonti rinnovabili''. L’opera sarà completata entro il 2028.
Tra le opere principali Terna segnala Adriatic Link: il collegamento hvdc tra Abruzzo e Marche da 1.000 MW di potenza lungo circa 250 km, di cui 210 km sottomarini. L’entrata in esercizio è prevista per il 2029. Entro il 2034 sono poi previsti ulteriori rinforzi infrastrutturali tra cui la Dorsale Adriatica: collegamento in corrente continua tra Foggia e Forlì che garantirà il rafforzamento del corridoio adriatico, permettendo un incremento sostanziale della capacità di scambio.
Terna prevede inoltre la realizzazione di importanti infrastrutture che hanno l’obiettivo di aumentare il livello di sicurezza della rete e la capacità intrazonale. Si tratta di interventi che favoriscono lo scambio di energia all’interno della stessa zona di mercato, funzionali all’integrazione delle fonti rinnovabili e alla risoluzione delle congestioni di rete a livello locale. Tra le opere previste, tre collegamenti a 380 kV in Sicilia (Chiaramonte Gulfi-Ciminna, Caracoli-Ciminna e Paternò-Priolo) e uno in Lombardia (Milano-Brescia).
Il Piano di Sviluppo 2025 di Terna si pone l’obiettivo di estrarre maggior valore dagli asset esistenti, tramite interventi di tipo 'capital light', che si basano su strumenti e soluzioni innovative e che si affiancano ai tradizionali interventi infrastrutturali, consentendo di perseguire rilevanti benefici per la rete. L’attività di Terna di pianificazione della futura rete elettrica può contare oggi su iter di approvazione semplificati per le grandi infrastrutture da parte di Arera e Mase. In particolare, l’Autorità, attraverso il meccanismo dell’approvazione per fasi, ha semplificato il processo fornendo strumenti per velocizzare il percorso di progettazione, autorizzazione e realizzazione.
Anche a valle delle recenti semplificazioni normative ''è stato possibile raggiungere una significativa riduzione dei tempip''. La realizzazione delle infrastrutture sarà supportata anche da strumenti che assicurano e garantiscono la sicurezza e la flessibilità del sistema. Su tutti, il Capacity market con cui Terna si approvvigiona di capacità tramite contratti aggiudicati attraverso aste competitive, e il Macse (Meccanismo per l’approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico). La prima asta del Macse sarà svolta da Terna il prossimo 30 settembre.
Roma, 14 mar. (Adnkronos) - Martedì prossimo, 18 marzo, alle ore 10, presso la Sala Koch del Senato, le commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato svolgeranno l'audizione di Mario Draghi in merito al Rapporto sul futuro della competitività europea. L'appuntamento verrà trasmesso in diretta webtv.
Roma, 14 mar. (Adnkronos) - Ad un mese dalla finale del festival della canzone italiana 2025, nella classifica dei singoli brani è ancora Sanremomania, con ben 13 brani passati in gara al Teatro Ariston nelle prime 13 posizioni. E questo fa segnare all'edizione 2025 un nuovo record rispetto agli ultimi anni, per numero di brani di Sanremo nella top ten ad un mese dal festival: se infatti quest'anno sono 10 (cioè l'intera top ten è composta da brani in gara al festival un mese fa), l'anno scorso era stati 7 come nel 2023, nel 2022 e nel 2021 erano stati 8 e nel 2024.
Nella top ten dei singoli infatti, al primo posto c'è proprio il brano vincitore del festival: 'Balorda Nostalgia' di Olly. Al secondo 'La cura per me' di Giorgia, al terzo 'Incoscienti giovani' di Achille Lauro, al quarto 'Battito' di Fedez, al quinto 'Cuoricini' dei Coma_Cose, al sesto 'Volevo essere un duro' di Lucio Corsi, al settimo 'Fuorilegge' di Rose Villain, all'ottavo 'La mia parola' di Shablo feat Joshua e Tormento, al nono 'Tu con chi fai l'amore' dei The Kolors, al decimo 'La tana del granchio' di Bresh. Ma l'elenco sanremese prosegue ininterrotto fino alla tredicesima posizione, con 'Anema e core' di Serena Brancale all'undicesimo posto, 'Chiamo io chiami tu' di Gaia al dodicesimo e 'Il ritmo delle cose' di Rkomi al tredicesimo.
Tra gli album l'arrivo di Lady Gaga con 'Mayhem' si piazza in vetta e scalza dalla prima posizione 'Tutta vita', l'album di Olly, che scende al terzo posto, per fare spazio a 'Vasco Live Milano Sansiro', che entra al secondo posto. In quarta posizione 'Dio lo sa - Atto II' di Geolier, in quinta entra direttamente 'Vita_Fusa' dei Coma_Cose, in sesta 'Debi tirar mas fotos' di Bad Bunny, in settima 'Tropico del capricorno' di Guè, in ottava posizione 'Locura' di Lazza, in nona 'È finita la pace' di Marracash e in decima chiude la top ten 'Icon' di Tony Effe. Mentre la compilation di Sanremo 2025 scende dal nono al quindicesimo posto.
Tra i vinili, è primo il 'Vasco Live Milano Sansiro', al secondo posto 'Mayhem' di Lady Gaga e al terzo la compilation 'Sanremo 2025'.
Roma, 14 mar. (Labitalia) - "Questo appuntamento, unico nel suo genere, rappresenta un fondamentale momento di approfondimento per i settori della logistica e del trasporto, offrendo un'opportunità unica di incontro, aggiornamento e confronto sulle sfide e le opportunità che caratterizzano un comparto strategico per i cittadini, per le famiglie e le imprese, con un approccio fortemente connesso alla sostenibilità ambientale". Lo scrive il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel messaggio inviato all'evento di chiusura della quarta edizione di "Let Expo", organizzato da Alis a Verona.
"Se i numeri registrati lo scorso anno rappresentano la migliore e più efficace sintesi della rilevanza del vostro operato - penso ai 400 espositori e alle oltre 100mila presenze complessive -, sono certo che i tanti appuntamenti che caratterizzano il programma di quest'anno, con incontri strategici, conferenze di settore, seminari interattivi, workshop pratici e dimostrazioni innovative, sapranno rappresentare un ulteriore momento di crescita e di affermazione", prosegue La Russa, che conclude: "Nel ribadire il mio plauso per il vostro prezioso contributo in un ambito di particolare rilievo per gli interessi nazionali, anche in relazione alle attuali dinamiche geo-politiche globali, l'occasione mi è gradita per inviarvi i miei più cordiali saluti".
Roma, 14 mar. - (Adnkronos) - In occasione di Didacta 2025 a Firenze, l'evento di riferimento per la formazione e l'innovazione nel settore scolastico, Acer ha ribadito il proprio impegno nel supportare l'evoluzione della didattica attraverso soluzioni tecnologiche all'avanguardia. La partecipazione dell'azienda alla fiera ha offerto l'opportunità di presentare le ultime novità in termini di prodotti e servizi, con un focus particolare su prestazioni, sicurezza, intelligenza artificiale e design.
"La presenza di Acer a Didacta sottolinea l'importanza del settore education, un ambito in cui siamo orgogliosamente leader di mercato," ha dichiarato Angelo D'Ambrosio, General Manager di Acer South Europe. "Didacta rappresenta un'occasione fondamentale per incontrare docenti, studenti e rivenditori specializzati nel mondo scolastico. In questa sede, presenteremo le nostre più recenti innovazioni di prodotto, caratterizzate da prestazioni elevate, sicurezza, funzionalità di IA e design robusto. Queste caratteristiche sono indispensabili per una didattica innovativa ed efficace."